YAYOI KUSAMA IN MOSTRA A BERGAMO

 

 

Apre il 17 novembre l’attesissima mostra Infinito Presente di #yayoikusama nel contesto della vasta programmazione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023. Per la prima volta esposta in Italia, una delle Infinity Mirror Room più famose, Fireflies on the Water, proveniente dal Whitney Museum of American Art di New York. L’allestimento, curato da Maria Marzia Minelli, si compone di un percorso introduttivo che approfondisce la ricerca di Yayoi Kusama attraverso poesie, filmati e documentazioni, creando uno spazio di condivisione fisica e digitale dell’esperienza vissuta e permettendo di entrare da più punti di vista nell’immaginario della celebre artista giapponese. La mostra è pensata per essere vista in solitudine, una persona alla volta, ed è allestita al centro di un percorso che racconta la storia artistica di Yayoi Kusama. Consiste in un ambiente buio, dalle dimensioni di una stanza, rivestito di specchi su tutti i lati; al centro della sala, si trova una pozza d’acqua, che trasmette un senso di quiete, in cui sporge una piattaforma panoramica simile a un molo e 150 piccole luci appese al soffitto che sembrano lucciole. Questi elementi creano un effetto abbagliante di luce diretta e riflessa, emanata sia dagli specchi che dalla superficie dell’acqua. Lo spazio appare infinito, senza cima né fondo, inizio né fine.

È una mostra ambiziosa e speciale – afferma il curatore Stefano Raimondi, fondatore e direttore di The Blank Contemporary Art -, resa possibile da un progetto articolato, che ha richiesto due anni di lavoro. “Yayoi Kusama – prosegue Stefano Raimondi – è un’artista amata in modo trasversale da più generazioni e pubblici, capace di meravigliare e stupire, e la stanza Fireflies on the Water è sicuramente la più adatta a sottolineare le tematiche che accompagnano Bergamo Brescia nell’anno della Capitale Italiana della Cultura, che affrontano i temi della resilienza, della cura, per aprirsi infine a una nuova dimensione piena di luce, energia e sconfinate possibilità”.

Yayoi Kusama. Infinito Presente è completamente accessibile ai non udenti anche attraverso visite guidate in LIS – Lingua dei Segni.

Negli spazi di Palazzo della Ragione a Bergamo dal 17 novembre 2023 al 24 marzo 2024

 

 

SIAMO FORESTA mostra presentata dalla Tiennale di Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain

 

 

Sono 27 gli artisti della mostra “ Siamo Foresta “ presentata dalla Triennale di Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain . Provengono da Paesi, culture e contesti diversi, per la maggior parte latinoamericani e fra questi, molti appartenenti a comunità indigene, e tutti accomunati dalla necessità di ripensare il ruolo dell’uomo all’interno dell’universo dei viventi .
Bruce Albert, antropologo e co-direttore artistico della mostra :
“Siamo Foresta mette in scena un dialogo senza precedenti tra pensatori e difensori della foresta; tra artisti indigeni – dal New Mexico al Chaco paraguaiano passando per l’Amazzonia (Brasile, Perù e Venezuela) –  e artisti non indigeni (Brasile, Cina, Colombia e Francia) (…). Siamo Foresta trae la sua ispirazione da una comune visione estetica e politica della foresta come multiverso egualitario di popoli viventi, umani e non umani, e come tale offre una vibrante allegoria di un mondo possibile al di là del nostro antropocentrismo. Fin dalle sue origini, la tradizione occidentale ha diviso e gerarchizzato gli esseri viventi secondo una scala di valori di cui l’essere umano costituisce l’apice. Questa supremazia dell’umano ha progressivamente allontanato l’umanità dal resto del mondo vivente, aprendo così la strada a tutti gli abusi di cui la distruzione della biodiversità e la catastrofe climatica contemporanea sono il risultato. La filosofia delle società indigene americane, invece, ritiene che gli esseri umani e i non umani – animali e piante – pur distinguendosi per l’aspetto dei loro corpi, siano profondamente uniti dalla stessa sensibilità e intenzionalità. Per loro, quindi, le comunità umane e non umane costituiscono un complesso multiverso di popoli che convivono, su un piano di uguaglianza e a costo di compromessi reciproci, all’interno di una stessa entità vasta e vivente, la ‘terra-foresta-mondo’. È in nome di questa preoccupazione relativa all’uguaglianza tra i viventi e del riconoscimento della porosità dei confini che apparentemente li distinguono – contrariamente, quindi, all’idea di qualsiasi supremazia umana – che gli artisti qui presentati si sono riuniti.”

( Da leggere, se non l’avete già fatto “ la nazione delle piante “ di Stefano Mancuso )

Siamo Foresta è un grido di rivendicazione di artisti che pensano l’unità del pianeta attraverso l’idea di foresta. D’altra parte, è attraverso l’arte che diverse culture possono dialogare e trasformarsi reciprocamente. Lo spazio espositivo diventa il luogo in cui le arti indicano la strada per ripensare diversamente il pianeta e il suo futuro.

Oltre il 70% delle opere in mostra proviene dalla collezione della Fondation Cartier pour l’art contemporain e racconta in particolare la storia del rapporto che la fondazione ha instaurato da tempo con artisti di alcune comunità indigene dell’America Meridionale. La mostra è un incontro tra un’ampia varietà di linguaggi espressivi che, con l’occasione, hanno dato vita a nuovi progetti artistici e collaborazioni inaspettate che hanno portato a numerose nuove creazioni, pensate per Siamo Foresta.

Direzione Artistica dell’antropologo Bruce Albert e del Direttore Generale Artistico della Fondation Cartier Hervé Chandès, con allestimento creato dall’artista Luiz Zerbini
Triennale di Milano Dal 22 giugno al 29 ottobre 2023

 

L’appello di AVAAZ per la salvaguardia delle api

 

“Noi cittadini di tutta l’UE, preoccupati per il dilagante degrado della natura, vi invitiamo ad approvare una legge ambiziosa e giuridicamente vincolante per il ripristino della natura, che abbia obiettivi chiari per il 2030 e il 2050, con date specifiche di attuazione, e basati sui risultati raggiunti, e che sia rispettata da tutti gli Stati membri. Questa è un’opportunità irripetibile per contrastare la crisi della natura e della biodiversità e dare agli ecosistemi, compresa l’agricoltura, una via di recupero.”

Milioni di api in tutta Europa stanno morendo a causa della devastazione dell’ambiente. Ma tra poche settimane l’UE potrebbe votare un disegno di legge che proteggerebbe api e natura, dando a entrambe una possibilità di sopravvivere.

I politici conservatori stanno facendo il gioco dell’industria dei pesticidi e di altri grandi interessi, ostacolando una legge forte. E avendo parlato con vari parlamentari, sappiamo che c’è il rischio di perdere questa battaglia. In troppi credono che questi non siano temi importanti per la popolazione europea.

E non sono solo le api: oltre l’81% della natura europea è in condizioni deplorevoli. Foreste, fiumi e praterie… la distruzione è dilagante. Ecco perché questo disegno di legge ambizioso, volto a risanare le terre e le acque degradate e a ripristinare la vita e l’ambiente, è così decisivo!

Per chi ha a cuore le api, questo è il momento!!

Questo è il testo con il quale AVAAZ  la nota organizzazione internazionale per la difesa dei diritti dei cittadini del mondo e del pianeta chiede alla Comunità Europea di ascoltare le nostre voci per la difesa delle api, che continuano a morire a milioni per il grave degrado dell’ambiente. Una firma per una causa importante ed una soluzione sempre più necessaria ed urgente.

Sosteniano questa iniziativa, una firma non costa nulla, quanto ci costerà non salvaguardare il nostro patrimonio ambientale ?

QUI  il LINK  della petizione

GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI : “Le maree stanno cambiando”

 

 

“Pianeta Oceano: le maree stanno cambiando” è lo slogan delle Nazioni Unite per la giornata mondiale degli oceani che si celebra dal 1992 ogni anno l’8 giugno e che dovrebbe ricordarci che bisognerebbe “mettere l’oceano al primo posto” ( anche se ormai le urgenze sono così tante .. e tutto è interconnesso.. ). Quest’anno il giorno dedicato agli Oceani arriva a poche settimane di distanza da un avvenimento di grande importanza storica: dopo quasi 20 anni di negoziati, a inizio 2023 le Nazioni Unite hanno concordato un trattato per la protezione degli habitat d’alto mare, cioè dell’oceano oltre le acque nazionali. E’ più grande habitat del nostro pianeta, ospita milioni di specie. obiettivi L’obiettivo dell’accordo di Kunming-Montreal, prevede di arrivare ad almeno il 30% di protezione degli oceani entro il 2030. Quindi “ le maree stanno cambiando “ è sia un motto diretto ad una speranza che inizia ad avere qualcosa di concreto nella lotta ai cambiamenti climatici, che un segno, finalmente, di una presa di posizione e di responsabilità da parte degli enti internazionali. Si stanno mettendo insieme le forze con decisori politici, scienziati, dirigenti del settore privato, rappresentanti della società civile, comunità indigene, celebrità e giovani attivisti per mettere l’oceano al primo posto”. Un impegno reale per ridurre l’impatto delle attività della nostra specie, tutelare la biodiversità marittima, contrastare l’innalzamento delle temperature e ridurre ogni tipo di inquinamento delle acque, compreso quello derivante dalle attività terrestri.

Nonostante la totale dipendenza dell’umanità dagli oceani ( che coprono la maggior parte della terra, ma solo una piccola parte delle loro acque è stata esplorata ) e rispetto all’ampiezza di ciò che ci offrono ( forniscono la metà dell’ossigeno che respiriamo, assorbono circa un terzo dell’anidride carbonica che produciamo e garantiscono cibo e sostentamento per milioni di persone, anche per questo bisognerebbe mantenere gli oceani in salute ) ricevono in cambio solo un frammento della nostra attenzione e delle nostre risorse e non li rispettiamo come dovremmo. All’ inquinamento da plastica e al cambiamento climatico, si aggiunge una pesca in troppi casi insensibile alle più elementari norme del rispetto della biodiversità.

Questi i punti dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile:

aumentare i benefici economici derivanti dall’uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo

aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina

assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini

migliorare la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale.

Come è ovvio, il percorso di sostenibilità ambientale è legato a doppio filo al ripensamento dei modelli economici : per migliorare le condizioni di vita soprattutto delle fasce di popolazione mondiale più fragili, devono necessariamente diventare sostenibili nei confronti dell’ambiente. Pescare sostenibilmente e porre fine alla pesca eccessiva potrebbe far aumentare la produzione annuale globale di pesce di 16 milioni di tonnellate, sufficienti a soddisfare il fabbisogno proteico di 72 milioni di persone in più all’anno

 

#OceanFirst è l’hashtag da utilizzare sui social per unirsi alla campagna mondiale a favore degli oceani lanciata dall’ONU con l’obiettivo di amplificare la consapevolezza dell’importanza dell’oceano.

 

PLASTICA E AMBIENTE .

 

 

Nella giornata mondiale dell’ambiente le tre parole d’ordine sono “ Riciclo, Riuso e Riduzione”. E NON devono più restare solo parole. I grandi meeting sui problemi del clima e dell’ambiente hanno finora solo messo qualche toppa qua e là, ma il grande problema della salute del nostro pianeta resta quasi invariato. Troppa lentezza. Si approvano bozze di accordi, come l’ultima, di pochi giorni fa, all’ Intergovernmental Negotiating Committee dove 175 Nazioni si sono accordate sull’abbattimento della plastica con l’obiettivo di un trattato finale entro il 2024. E intanto, ogni anno nel mondo si producono circa 430 milioni di tonnellate di plastica, metà delle quali utilizzate una sola volta. Di questi, secondo l’Onu, meno del 10% viene riciclato, aggiungendo che si stima che ogni anno 19-23 milioni di tonnellate finiscano nei laghi, nei fiumi e nei mari. Come se non bastasse, se non si agirà il prima possibile, la produzione annua di plastica potrebbe triplicare entro il 2060. Questa previsione lascia perplessi: di questo passo, non dovremmo preoccuparcene molto, il clima e le sue pesantissime conseguenze ambientali e socio economiche avranno già fatto il resto. Comunque abbiamo ancora ( poco ) tempo. Torniamo alla plastica. Sappiamo che non è più “solo” nei mari, nei fiumi, nei laghi, nell’aria, nel suolo, ma anche nel cibo e i danni per specie e salute umana sono quasi irreversibili. L’impatto della plastica su esseri viventi e habitat è sempre più devastante. Secondo il WWF l’inquinamento da plastica nella Natura ha superato il “limite planetario” oltre il quale non c’è più la sicurezza che gli ecosistemi garantiscano condizioni favorevoli alla vita.

Ma si potrebbe ridurre anche dell’80% entro il 2024 se tutte le Nazioni e le aziende del mondo adottassero profondi cambiamenti politici e di mercato, iniziando ad utilizzare le tecnologie che ci sono già e creando un’economia circolare in base al riuso, che consentirebbe di avere un taglio del 30% dell’inquinamento nei prossimi 17 anni, al riciclo, con un altro 20% in meno, per arrivare anche al 50% eliminando i sussidi ai combustibili fossili e rafforzando le linee guida per migliorare la riciclabilità, e infine riorientando la produzione, il 17% in meno usando materiali alternativi. Con l’economia circolare si potrebbe avere un risparmio diretto e indiretto intorno a 4.500 miliardi di dollari e si potrebbero creare 700.000 posti di lavoro entro il 2040. I costi per i cambiamenti sono significativi, ma inferiori a quanto si continuerebbe a spendere : 65 miliardi di dollari all’anno rispetto a 113 miliardi. La produzione di plastica è responsabile di circa il 3,7% delle emissioni globali di gas serra e si prevede che questa percentuale possa aumentare fino al 4,5% entro il 2060, se si continuerà di questo passo, e l’impatto sul clima sarà ancora più devastante.

 

 

 

Il miele : benessere e salute

 

 

Tutti sanno , a grandi linee, che il miele fa bene, ma non molti conoscono le molteplici proprietà di questo prezioso dono della natura chiamato non a caso il nettare degli Dei, che per la mitologia greca rappresentava addirittura il simbolo dell’amore. Già in tempi antichissimi le sue proprietà erano considerate miracolose ma il suo utilizzo era destinato a pochi fortunati.

Oggi abbiamo a disposizione molte varietà di miele diverse per gusto, sapore, colore e per una serie di benefici importanti per la salute. I diversi tipi di miele sono classificati in base al fiore, ma il sapore può cambiare tra fiori uguali originari dello stesso luogo. Questo dipende dalle diverse temperature o dalla quantità di precipitazioni che ne differenziano la crescita. Il miele di colore più chiaro ha un sapore più delicato rispetto a quello più scuro e si differenzia anche tra grezzo o lavorato. Il primo non viene pastorizzato e viene lavorato il minimo indispensabile, è naturale al 100% senza aggiunte e tende a formare cristalli. Quello lavorato è quello considerato “industriale” ed è meno ricco di proprietà perché viene riscaldato a temperature più alte e imbottigliato in serie con conseguente perdita di vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali. In natura esistono più di 300 varietà di miele, di cui circa una sessantina vengono prodotte solo in Italia.

In generale è alleato del cuore perché riduce l’aggregazione delle piastrine, è un rimedio naturale efficace per bronchiti e raffreddori perché, grazie ai suoi 13 lattobacilli, disidrata la componente batterica rendendola più facile da aggredire da parte del sistema immunitario ed è un potente antinfiammatorio e antibatterico.

Qui qualche esempio delle proprietà di alcuni tipi di miele:

Il miele di acacia è una delle varietà di miele più popolari. Chiaro e limpido, è caratterizzato da un delicato sapore floreale dovuto al dal nettare dei fiori della robinia. L’alta concentrazione di fruttosio aiuta il miele di acacia a mantenere il suo stato liquido per un lungo periodo di tempo, ma il suo basso contenuto di saccarosio lo rende una scelta ideale per i diabetici. Essendo una ricca fonte di proprietà antinfiammatorie, è il più adatto da utilizzare in caso di disturbi respiratori.
Il miele di castagno dal sapore complesso e intenso, con un profumo avvolgente e caratteristico, è una scelta per intenditori. Oltre a essere un’ottima fonte di proteine, vitamine B e C e di sali minerali (come manganese, potassio, calcio e soprattutto ferro), possiede verificate proprietà antinfiammatorie e antibatteriche.
Il miele di girasole è molto utilizzato per la sua dolcezza garantita dall’alta concentrazione di glucosio – che lo rende poco adatto ai diabetici – e per il suo sapore leggero e delicato. Antinevralgico e febbrifugo, pare sia un valido aiuto (non verificato scientificamente) per abbassare il livello di colesterolo.
Il miele di avocado viene estratto dai suoi fiori ed è di colore scuro, ha un sapore ricco e burroso che, mescolato ad altri ingredienti, costituisce un gustoso condimento per tante pietanze. È noto per le sue potenti proprietà antiossidanti che lo rendono perfetto anche per maschere di bellezza. È ricco di nutrienti come potassio, vitamine K, B9, B6, B5, C, D ed E, proteine e fibre.
Il miele di tiglio è amatissimo per il suo gusto pungente e particolare, per il suo colore bianco caratteristico e per l’eccezionale versatilità del sapore. Ha una nota fresca, gradevole e simile al legno. È un must assoluto nei periodi di stress: considerato potente anti-spasmodico, agisce come calmante del sistema nervoso e contrasta gli stati ansiosi. Utile in caso di insonnia e notti agitate, viene utilizzato anche nel trattamento di raffreddore, tosse e bronchite.
Il miele di faggio conosciuto anche come miele di melata, viene creato a partire dalla linfa prodotta dagli afidi sulla corteccia dell’albero di faggio e successivamente raccolta dalle api. Potenzia le difese immunitarie, aiuta l’apparato digerente ed è spesso usato come integratore naturale di sostanze primarie grazie al suo incredibile valore nutrizionale.
Il miele di grano saraceno è forse poco noto, ma è una delizia preziosa prodotta in origine soprattutto in Europa. Ricca fonte di ferro e di altri nutrienti essenziali, è una tra le varietà di miele con più antiossidanti.
Il miele di tarassaco è una varietà leggermente aspra, ma deliziosa. Ha un colore ambrato scuro, un caratteristico aroma di dente di leone ed è considerato un’erba medicinale in Cina, Tibet e India per le sue proprietà curative. È infatti considerato un detox naturale efficace grazie alle sue caratteristiche diuretiche, depurative e drenanti.
Il miele di eucalipto è un must per l’inverno: è considerato un vero e proprio miele medicinale utilizzato per curare il raffreddore, i problemi del tratto respiratorio e dal mal di testa. Pungente e particolare, non piace a tutti.
Il miele di Manuka originario delle zone costiere della Nuova Zelanda, viene raccolto dal fiore dell’albero del tè. È ricco di proprietà antibatteriche che aiutano a trattare efficacemente ulcere gastriche, mal di gola, raffreddore, indigestione, ma anche acne e brufoli. Il sapore del miele di manuka ha un retrogusto robusto che permane a lungo sul palato.
Il miele di arancio è una bomba fruttata con un fresco profumo e un fragrante gusto agrumato che lo rendono perfetto per la pasticceria. È noto per il suo effetto rilassante e calmante: viene spesso consigliato per alleviare gli stati d’ansia, per contrastare mal di testa e vincere l’insonnia. Aiuta la digestione dopo un pasto eccessivamente abbondante e pare stimolare l’appetito.
Il miele di Kanuka è un lontano parente del miele di Manuka è meno noto, ma vanta comunque proprietà uniche. Il Kanuka contiene infatti alti livelli di composti fenolici ideali per stimolare il sistema immunitario e godere di un effetto antinfiammatorio. È un alleato nella cura della pelle e può essere utile nella gestione di acne, rosacea ed herpes labiale.

 

 

 

L’ atelier di Angelina

 

 

Bisogna dirlo, Angelina Jolie è, tra le star del nostro tempo, una delle più generose per impegno sociale ed ambientale. Per 20 anni è stata ambasciatrice attiva dell’ UNCR , l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati , come Ambasciatrice di Buona Volontà dal 2001 al 2012 e poi come inviata speciale dal 2012 al 2022, con più di 60 missioni per testimoniare instancabilmente sofferenza e resilienza di milioni di persone sfollate dalle loro case, e chiedere soluzioni urgenti per la protezione dei diritti e della sicurezza dei rifugiati . Nel dicembre 2022 Angelina si è dimessa dal suo ruolo di inviata speciale per impegnarsi in una serie più ampia di questioni umanitarie e relative ai diritti umani. “Dopo 20 anni di lavoro all’interno del sistema delle Nazioni Unite, sento che è giunto il momento di lavorare in modo diverso, impegnandomi direttamente con i rifugiati e le organizzazioni locali e sostenendo la loro azione di advocacy per trovare soluzioni, ma continuerò a fare in futuro tutto ciò che è in mio potere per sostenere i rifugiati e gli altri sfollati. Sono grata per il privilegio e l’opportunità che ho avuto di lavorare con così tanti funzionari dell’Unhcr sul campo e altri colleghi eccezionali e che svolgono un lavoro per salvare vite a livello globale e di servire come inviato speciale”.

Con Guerlain e UNESCO, è madrina  di Women for Bees un programma per promuovere il settore dell’apicoltura favorendo lo sviluppo di competenze e professionalità femminili, coordinato dall’Osservatorio Francese di Apidologia, per una formazione completa che consentirà a donne di ogni ceto e ogni parte del mondo di diventare apicoltrici e imprenditrici, di scambiare le esperienze attraverso una rete internazionale di apicoltura al femminile, e al sostegno di colonie di api. Entro il 2025 verranno costruiti 2500 alveari all’interno di 25 riserve della Biosfera dell’Unesco con l’obiettivo di raggiungere il ripopolamento di 125 milioni di api . ‘Women for Bees’ Guerlain x UNESCO evidenzia la nostra interdipendenza con altre specie viventi, e coinvolge le donne a essere artefici del cambiamento con un’iniziativa utile anche a rafforzare la loro indipendenza e a migliorare le loro condizioni di vita e quelle della loro comunità.

Dopo Francia, Cambogia, Italia e Giappone, l’edizione 2023 di “Woman for Bees “si pone come obiettivo la conservazione delle api Melipona beecheii, le api sacre dell’antica civiltà Maya, nel territorio dello Yucatan con la collaborazione della Fundacion Selva Maya . Queste rarissime api prive di pungiglione tipiche dell’America Centrale e fondamentali per mantenere intatto l’equilibrio e la biodiversità della regione, sono tra le più a rischio estinzione poiché il 90% delle loro colonie è stato decimato a causa della distruzione delle foreste tropicali della penisola dello Yucatan, il loro ambiente naturale.

Il miele di queste api, che viene raccolto a mano con antiche tecniche per tutelare la delicatezza degli alveari, ed è ancora oggi utilizzato dalla comunità Maya per curare problemi cutanei, oculari, digestivi, immunologici e respiratori.

Il programma di Guerlain e Fundacion Selva Maya prevede il sostegno di questa antica tecnica tradizionale tramandata da generazioni di donne Maya istituendo un gruppo di donne apicultrici locali che condivideranno la loro conoscenza per rafforzare la storica tradizione e tramandarla alle generazioni future. Infatti Nei prossimi due anni, il programma “Women for Bees” di Guerlain intende reintrodurre le api Melipona beecheii nei villaggi Maya, permettendo così alle donne del posto di generare delle risorse economiche e diventare autosufficenti costruendo un’attività professionale sostenibile.

E adesso parliamo di Atelier Jolie, l’ultimo nato dei progetti di questa vulcanica e appassionata sostenitrice del bene utile.
Un progetto singolare interamente basato sull’economia circolare che ruoterà essenzialmente attorno all’upcycling, una pratica che consiste nel valorizzare e riutilizzare capi e tessuti destinati a finire nella spazzatura (Ogni anno più di 100 milioni di tonnellate di rifiuti tessili finiscono nelle discariche )

L’annuncio postato sul suo account Instagram e l’introduzione sul sito ufficiale parla brevemente di questo:

« Oggi inizio qualcosa di nuovo, un collettivo dove tutti possono creare. Speriamo di creare una comunità di creatività e ispirazione, indipendentemente dal background socio-economico. È tutto nuovo, e sono più un’artista che una donna d’affari. Spero di vedervi lì, e di essere uno dei tanti che creeranno con voi all’interno del nostro nuovo collettivo creativo. Atelier Jolie è un tentativo e insieme un’opportunità per tutte le anime creative che qui possono lavorare e collaborare in libertà insieme a sarti, modellisti e artigiani provenienti da tutto il mondo. Per scoprire se stessi. Atelier Jolie nasce dal mio apprezzamento e dal profondo rispetto per i tanti sarti e creatori con cui ho lavorato negli anni, dal desiderio di avvalersi solo di materiale vintage di qualità, capi invenduti e tessuto deadstock già disponibile. Potrete riparare o riciclare quei capi del vostro armadio che desiderate ravvivare, perfezionandone la vestibilità, riportando in vita ciò che poteva essere buttato via, e creando abiti di qualità che hanno un significato personale. Tutti possiamo collezionare, apprezzare ed essere influenzati dai disegni degli altri. Ma la forma più alta dell’espressione di sé – e credo la più divertente – è creare per noi stessi, Siate indulgenti con me. Spero di crescere con voi”

Quello che Angelina Jolie sta creando è un collettivo sperimentale di natura etica ed eco – sostenibile, distante dalle logiche del marketing, che crea capi di moda accessibile partendo dal concetto della scoperta del sé e fondato sul rispetto delle comunità creative. Una visione nuova e diversa della fashion industry, che punta ad un modello di democratizzazione del sistema moda offrendo la possibilità ai talenti emergenti di creare, ai potenziali clienti di trovare giovani menti creative e maestri artigiani, e allo stesso tempo alla valorizzazione della creatività e dell’identità personale offrendo una guida per riparare o riciclare pezzi dell’armadio che si desiderano far rivivere.

Nel progetto è come sempre molto forte la componente socio- economica e l’ideale di inclusività e sostegno di Angelina: “ Metteremo in luce le persone che svolgono un ruolo in ogni creazione. Riuniremo una squadra diversificata, con apprendistati per rifugiati e altri gruppi di talento e sottovalutati, con posizioni di dignità basate sull’abilità. E mentre lavoriamo con artigiani e creatori globali, speriamo di aiutare a condividere la ricchezza del loro patrimonio culturale e sostenere lo sviluppo delle loro attività”

Tutti i nostri auguri e i nostri grazie, Angelina !

 

 

WORLD BEES DAY

 

 

 

20 maggio, giornata mondiale delle api. E’ stata istituita nel 1917 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e in questi 6 anni, a parte cercare di sensibilizzare al pericolo della loro estinzione non si è fatto granchè.

Il maggior impollinatore in natura – che ha un ruolo indispensabile per la moltiplicazione e conservazione di moltissime specie vegetali e della biodiversità, quindi degli habitat naturali di tutto il pianeta – è in costante, veloce diminuzione. Quello che si è fatto finora è troppo poco per arrestare questa allarmante moria.

A questi straordinari esseri viventi dobbiamo la riproduzione del 75% di tutti gli alberi da frutto del mondo , ( per fare qualche esempio: anacardi, carambole, rapa, coriandolo, durio, cardamomo, nespolo, grano saraceno, feijoa, melograno , mela, mango, avocado, pimento, albicocca, ciliegie agrodolci, prugna, mandorla, pesca, pera, rosa canina, lampone, mora, naranjillo, mirtillo  e si può continuare un lunghissimo elenco) e moltissimi ortaggi.

Il 90 % del cibo deriva , direttamente o indirettamente, dal lavoro delle api, fondamentali anche per l’equilibrio di ecosistemi e biodiversità perché limitano la proliferazione di varietà invasive. Senza il loro contributo si ridurrebbe drasticamente il numero di tutte le piante esistenti sul pianeta con conseguenze sulla produzione di ossigeno e sulla filtrazione dell’anidride carbonica in eccesso. Scomparirebbero moltissimi animali e si svilupperebbero senza controllo specie infestanti e dannose .

Le api sono anche indicatori della salute dell’ambiente: prolificano soltanto in condizioni di basso o meglio ancora, nullo inquinamento dei luoghi dove vivono. Le cause della scomparsa delle api sono tante: iniziano a scomparire alcune delle varietà vegetali e floreali fondamentali per loro, e le piante rimanenti, comprese le specie selvatiche, stanno diventando meno nutritive per l’aumento delle temperature e dell’inquinamento ambientale. La mancanza di sostanze mellifere ha come primo effetto la riduzione della produzione di miele, alla quale segue l’impossibilità di rigenerare gli alveari e procedere efficacemente all’impollinazione. Oltre a questo, anche la sempre più diffusa strategia di coltivare monocolture, anche su spazi verdi molto estesi, sta privando le api delle piante di cui si nutrono.

Ma l’uso di pesticidi chimici è uno dei maggiori killer. Con i pesticidi le api ingeriscono veleni che non lasciano loro nessuno scampo, come anche le molecole tossiche rilasciate da rifiuti abbandonati  che vanno ad inquinare l’ambiente. Si arriva a migliaia di esemplari ogni giorno per ogni luogo inquinato. Purtroppo le api rimaste in vita non riescono ad avere il tempo necessario per ripopolare gli alveari. Dall’introduzione dei neonicotinoidi in agricoltura – una classe di insetticidi neuroattivi- negli anni “ 80” , la popolazione di api è crollata a livello mondiale.

Sono state tra le prime specie a subire l’effetto dei cambiamenti climatici, soprattutto l’aumento delle temperature. Molte popolazioni hanno iniziato a cercare vere e proprie rotte migratorie per raggiungere dei climi più freddi, ma questo trasferimento porta alla perdita di numerosi esemplari durante il viaggio. L’aumento di piogge torrenziali – le catastrofi naturali incentivate dai cambiamenti climatici innescati dall’uomo – portano con sempre più frequenza alla distruzione degli alveari naturali, uccidendo tutti gli esemplari che vi trovano casa.

Dagli anni ’70 a oggi, il loro numero in natura è diminuito di più del 40%.

Entro la fine del secolo, se non si interverrà in modo più decisivo e fattivo di quanto è stato fatto finora, gran parte degli insetti impollinatori potrebbe essere scomparso. Si parla di due terzi. Ed è facile immaginare quali gravi conseguenze questo potrebbe avere sulla sopravvivenza dell’intero pianeta, specie umana compresa.

I governi devono mettere in atto ogni tipo possibile di politiche ambientali per la tutela e la cura dei danni fatti all’ambiente ed ogni cittadino del mondo fare la propria parte con piccole, importantissime cose:

Aderire con una sola firma alle campagne per la tutela delle api e l’eliminazione dei pesticidi chimici .

Un’altra agricoltura è possibile, basta tornare alla fertilizzazione naturale con compost o letame. Sono molte le aziende agricole che applicano le buone pratiche dell’agricoltura biologica e biorigenerativa, evitando l’uso di pesticidi e ricreando ecosistemi ricchi di biodiversità. Sosteniamole.

Coltiviamo piante che attirano le api, come trifoglio, tulipano, rosmarino, salvia officinale, basilico, flox, calendula, fiordaliso, cicoria, margherita, nigella, erba medica, coriandolo, cumino, girasole, malva, borragine, lavanda, tiglio, acero, acacia e molti altri ancora.

Date loro una casa. Si trovano in commercio molte casette per le api, non abbiate paura di essere punti, le api pungono solo per difendersi e quando lo fanno muoiono perché, quando agganciato alla cute, il pungiglione si stacca dal corpo e ne strappa parte dell’addome per cui ovviamente preferiscono una convivenza pacifica, e poi sono troppo affaccendate al loro lavoro per permettersoi di essere aggressive.

Favoririamo l’apicoltura, anche a livello locale, perché è importantissima per il ripopolamento delle api nelle aree verdi;

Adottiamo uno stile di vita più sostenibile, riducendo la produzione di rifiuti, riciclando il più possibile, sfruttando sempre più le risorse rinnovabili.

 

INIZIATIVE e PROGETTI :

BEE MY FUTURE  – LIFEGATE

DIAMO UNA CASA ALLE API  – WWF

ADOTTA UN ALVEARE – 3BEE

SALVIAMO LE API – GREENPEACE

Da  NATURASI in omaggio bustine di semi di fiori che piacciono alle api

www.beesandfarmers.eu

EVENTI

Il 20 maggio 2023 è la Giornata Mondiale delle api: gli eventi e le idee in Italia

Angelina Jolie per National Geographic contro il rischio di estinzione delle api

 

In occasione del World Bee Day, la giornata mondiale delle api (che si celebra ogni anno il 20 maggio), Angelina Jolie ha posato per il National Geographic totalmente ricoperta di api (vive, chiaramente), presenti in grande quantità sia sul corpo sia sul volto, prestandosi, con un gesto forte, come testimonial di una campagna per sensibilizzare sul rischio scomparsa degli impollinatori, specie importantissima, componente fondamentale della catena alimentare del nostro Pianeta e di vitale importanza per il nostro ecosistema.

Un video girato dal fotografo e illustratore Dan Winters, che sul profilo Instagram di National Geographic ha raccontato l’esperienza vissuta con Angelina. “Sono un apicoltore e quando mi è stato assegnato l’incarico di lavorare con lei, la mia preoccupazione principale era la sicurezza. Tutti sul set tranne Angelina dovevano indossare una tuta protettiva. Doveva essere silenzioso e piuttosto buio per mantenere calme le api. Angelina è rimasta perfettamente immobile, coperta di api per 18 minuti”. Fortunatamente, specifica Winters , tutti gli insetti erano senza pungiglione… In meno di 24 ore questo video con Angelina Jolie ha superato 2.200.00 di like. Il fotografo si è ispirato a un famoso ritratto di Richard Avedon del 1981 di un apicoltore della California, il cui torso nudo era coperto di api. ll National Geographic ha rivelato che la diva parteciperà all’iniziativa dell’Unesco per imparare a diventare apicultrice.

Ambasciatrice presso l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, Angelina Jolie è sempre molto impegnata socialmente. Anche l’impegno di tipo ambientale di questa campagna a sostegno delle api si rivela intriso di impegno sociale.

“So che sembra che ora io stia lavorando con le api ma per me le api, l’impollinazione, il rispetto dell’ambiente, sono tutti connessi al sostentamento delle donne e agli sfollamenti per i cambiamenti climatici”,”Quello che trovo entusiasmante è che invece di dire “stiamo perdendo le api e alcune specie sono estinte o si estingueranno” ci facciamo avanti dicendo “sì, questo è il modo per proteggerle”. Il 20 maggio, Giorno delle Api, è dedicato alla sensibilizzazione sulle conseguenze di una loro estinzione, perchè l’impollinazione è vitale per la nostra stessa esistenza.

Angelina Jolie, Inviata Speciale per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha visto con i suoi occhi lo stretto legame esistente tra la distruzione ambientale, l’insicurezza alimentare e lo sfollamento umanitario in tutto il mondo.

Per questo, da 17 anni, con la fondazione che prende il nome di suo figlio Maddox, supporta le comunità locali della Cambogia (il Paese dal quale il figlio maggiore proviene). Le aiuta a combattere la deforestazione e il disboscamento illegale che minacciano le api, la fauna selvatica e tutto l’ecosistema.

Nell’intervista, Angelina Jolie spiega anche il suo impegno nel programma Guerlain per l’UNESCO (Women for Bees). Un programma che incoraggia l’empowerment femminile e nello stesso tempo, la conservazione della biodiversità. Con la difesa delle api nelle 25 Riserve della Biosfera dell’UNESCO.

 

QUI l’intervista su National Geographic

 

Una parola con la A. Ape

Siamo ad un punto di svolta. Non è più solo una sensazione collettiva, è una realtà. Le risorse del pianeta si stanno esaurendo, il clima è argomento di ogni giorno, tutti sanno che i ghiacciai si stanno sciogliendo, e l’estinzione di molte specie animali passa spesso sotto un colpevole silenzio.
Ma che scompaiano le api non possiamo proprio permettercelo. Le api sono indispensabili alla biodiversità del pianeta e alla vita. Grazie alla loro capacità di impollinare, la natura si perpetua.
Ten Small Bees è un nuovo brand di gioielli dove le api sono il soggetto principale. E’nato dal bisogno di unirsi e contribuire alle tante iniziative in difesa delle api. L’ape di TSB è stata creata per questo. Sono gioielli Made in Italy, fatti a mano da orafi italiani e realizzati in argento e oro 9 e 18 carati, impreziositi da zirconi e tormaline. La collezione è elegante ed essenziale, e in fase di acquisto è possibile scegliere varianti di materiali: argento, nei colori naturale, dorato o rosato, oro 9 carati o 18, giallo o rosa, e il colore delle pietre; quasi un “ fatto su misura”.
Piccoli pezzi da indossare ogni giorno, pezzi unici riconoscibili dalle piccole api stilizzate, segno distintivo del progetto TSB.
L’argento utilizzato è Argentium Silver, una lega certificata 100 % ecosostenibile, in quanto utilizza il 100% di argento riciclato. Per le sue qualità superiori riduce notevolmente il tempo di lavorazione e le risorse impiegate che pesano sull’ambiente, ed è sempre ottenuto da fonti etiche e sostenibili. E’ composto da un minimo di 935 a un massimo di 960 parti su 1000 di argento e non richiede nessun tipo di placcatura. La sua naturale luce e brillantezza è sono persino superiore a quella dell’oro bianco.
Per ogni pezzo venduto devolveremo il 10% del suo valore ad iniziative che tutelano api e apicoltori. L’elenco dei beneficiari sarà inviato con l’ acquisto.

 

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